Il futuro dei giovani è in bilico.
Riprendiamoci spazio.
Siamo la generazione più istruita della storia, eppure la più povera degli ultimi 50 anni.
Siamo la generazione sospesa: 12 milioni di giovani italiani intrappolati tra precariato, affitti impossibili e un futuro che non arriva mai.
Ma allora perché poi nell’agenda politica il futuro dei giovani italiani non è mai una priorità?
Perché non si mettono in atto misure significative per affrontare questi problemi?
CON questa iniziativa
vogliamo:
con
questa
iniziativa
vogliamo:
Creare degli spazi, fisici
e digitali, di incontro
e condivisione tra
giovani e non solo
per parlare dei problemi economici
e sociali del Paese.
Dare ai giovani una
comprensione chiara,
semplice e basata
sui dati delle vere
cause sistemiche che
hanno bloccato l’Italia.
Invitare chi ha potere
decisionale a prendere
posizione, uscire dalla
retorica e impegnarsi
concretamente per
cambiare l’agenda politica
dei prossimi anni.
Creare degli spazi, fisici e digitali, di incontro e condivisione tra giovani e non solo per parlare dei problemi economici e sociali del Paese.
Dare ai giovani una comprensione chiara, semplice e basata sui dati delle vere cause sistemiche che hanno bloccato l’Italia.
Invitare chi ha potere decisionale a prendere posizione, uscire dalla retorica e impegnarsi concretamente per cambiare l’agenda politica dei prossimi anni.
4 proposte concrete
con cui supportare il futuro dei giovani italiani
Insieme a esperti e think tank, abbiamo sviluppato 4 proposte concrete e attuabili che la classe politica potrebbe inserire nella propria agenda sin da ora:
STIPENDI
Via le tasse per gli under 35 per stipendi più alti.
In Italia i giovani entrano nel mercato del lavoro con stipendi tra i più bassi d’Europa e vengono subito schiacciati da tasse e oneri tra i più alti al mondo. Quasi metà di quanto viene pagato il tuo lavoro è destinato a tasse e contributi prima ancora che lo stipendio arrivi in busta paga, erodendo un reddito netto già insufficiente a costruire autonomia, risparmiare o anche solo sostenere le spese essenziali.
La nostra proposta interviene su questo nodo con una misura semplice e immediata: ridurre drasticamente l’IRPEF per gli under 35, in modo proporzionale all’età, con un ritorno graduale all’aliquota piena solo dopo i 35 anni. Significa più soldi subito in busta paga – senza burocrazia, sia per dipendenti sia per gli autonomi – nel momento della vita in cui servono di più.
Facciamo un esempio! Una riduzione del 50% dell’IRPEF sotto i 25 anni, del 30% tra i 26 e i 30 anni e del 20% tra i 31 e i 35 permette aumenti netti mensili significativi: per un ventenne che oggi porta a casa 1.300€, la busta paga salirebbe a circa 1.600€; per una 27enne si tradurrebbe in oltre 130€ netti in più ogni mese.
È una misura che aumenta immediatamente il potere d’acquisto dei giovani, sostiene l’autonomia e rende il mercato del lavoro italiano più competitivo, senza penalizzare l’occupazione. Un intervento concreto per trattenere i talenti, valorizzarli e restituire ai giovani la possibilità di progettare davvero il proprio futuro.
EQUITÀ
Liberiamo gli aumenti, per stipendi di livello europeo.
L’Italia ha uno dei sistemi fiscali sul lavoro più pesanti d’Europa. In questo contesto gli incrementi sono sempre con il contagocce, perché ogni euro aggiuntivo si traduce in un costo nettamente più alto. Di conseguenza, i lavoratori percepiscono aumenti troppo piccoli per incidere davvero sul loro potere d’acquisto. Il sistema finisce per alimentare lavoro grigio e nero, irregolarità e profonde disparità territoriali che amplificano le difficoltà nelle aree più costose del Paese.
La nostra proposta mira a rompere questo circolo vizioso con un intervento netto: azzerare completamente IRPEF e contributi sugli aumenti salariali stabiliti dai contratti collettivi di secondo livello, cioè quelli ottenuti tramite la contrattazione aziendale o territoriale che premia risultati, produttività e partecipazione agli utili.
Solo gli aumenti certificati e registrati potrebbero accedere alla misura, evitando abusi, garantendo un beneficio reale e favorendo la partecipazione attiva dei lavoratori.
Facciamo un esempio! Un aumento di 2.000 euro si trasformerebbe in 2.000 euro netti per il lavoratore, invece dei circa 1.200 che oggi arrivano in busta paga. Una differenza che può coprire un affitto, creare risparmio o sostenere spese crescenti — e che restituisce dignità economica al lavoro senza gravare sulle imprese.
Per rendere la misura più immediata e sostenibile, proponiamo tetti di detassazione legati al reddito e l’estensione dei fringe benefits detassati fino a 3.000 euro annui, sempre tramite contrattazione integrativa. Questo strumento, già esistente ma poco utilizzato a causa dei limiti attuali, permetterebbe aumenti equivalenti a circa 250 euro netti al mese per chi guadagna meno di 40.000 euro lordi, con una spesa pubblica che non pesa realmente sul bilancio perché si tratta di risorse che oggi le aziende non erogano o erogano in minima parte.
LAVORO
Basta stage infiniti. Lavoro vero, pagato.
In Italia i tirocini extracurriculari sono diventati un meccanismo che alimenta precarietà più che occupazione. Nati come misura di politica attiva, oggi si traducono troppo spesso in mesi (talvolta anni) di lavoro sottopagato, senza tutele e senza reali prospettive di assunzione: solo un tirocinio su quattro porta a un contratto con lo stesso datore entro tre mesi, e milioni di giovani restano intrappolati in un mercato del lavoro dove quasi l’80% delle nuove attivazioni sotto i 30 anni è a tempo determinato. In questo contesto, lo stage extracurriculare finisce spesso per non rappresentare una porta d’ingresso al lavoro, ma un binario morto che ritarda l’autonomia economica, distorce la concorrenza e indebolisce la formazione professionale.
La nostra proposta è semplice: rivedere il sistema degli stage extracurriculari, incentivando la sostituzione con contratti veri, con tutte le tutele, ma resi molto più convenienti per le imprese. Unificando e razionalizzando gli incentivi oggi dispersi in molte di misure diverse, possiamo creare un unico grande sgravio universale per le assunzioni under 30: 100% di decontribuzione per tre anni sulle assunzioni a tempo indeterminato, senza limiti territoriali, settoriali o burocratici, e con uno sgravio minore anche per i contratti a termine.
È una misura che elimina gli attuali paradossi (bonus che non si possono riutilizzare, soglie ISEE incoerenti, criteri territoriali arbitrari) e che permette alle imprese di assumere giovani al pieno stipendio previsto dai contratti collettivi.
Per le professioni che richiedono vera formazione strutturata, proponiamo un apprendistato professionalizzante semplificato, con meno burocrazia, più pratica reale e percorsi flessibili costruiti sulle esigenze produttive. Niente più formazione “di carta”, niente riduzioni salariali: solo un contratto formativo vero, dignitoso e finalizzato all’assunzione.
FUTURO
Formazione vera e continua, diritto alla non obsolescenza.
Il mercato del lavoro sta cambiando più velocemente della capacità di chi lavora di tenere il passo. Digitalizzazione, automazione, intelligenza artificiale e transizione green stanno trasformando intere professioni, rendendo rapidamente obsolete competenze acquisite solo pochi anni prima. In Italia la formazione è costosa e lo skill gap è tra i più alti d’Europa. Chi non riesce a riqualificarsi resta intrappolato in lavori poveri, stagnanti e spesso esposti al rischio di automazione. È un paradosso evidente: servono competenze per avere stipendi migliori, ma servono soldi per ottenere quelle competenze. Soldi che molti giovani non hanno.
Per affrontare questa emergenza, proponiamo una misura semplice, immediata e strutturale: voucher annuali per la formazione continua, destinati a tutte le lavoratrici e tutti i lavoratori, con importi maggiorati per i disoccupati. Un sistema universale, cumulabile ma non cedibile, utilizzabile esclusivamente presso enti certificati, che permette di accedere a corsi qualificati senza dover sacrificare mesi di stipendio.
Facciamo un esempio! Con un voucher fino a 1.500 euro, un corso da 2.000 euro – oggi proibitivo – diventerebbe finalmente sostenibile anche per chi non può contare su risorse familiari. È un modo concreto per trasformare la formazione da lusso per pochi a diritto reale per tutti.
Questa misura avrebbe un impatto immediato non solo per i lavoratori, ma anche per le imprese: trovare competenze aggiornate diventerebbe più facile, la produttività crescerebbe e la competitività del sistema-Paese ne trarrebbe beneficio. A differenza delle soluzioni che delegano alle aziende la responsabilità dell’upskilling, i voucher superano i limiti strutturali delle PMI, che spesso non hanno né le competenze interne né i mezzi per formare su tecnologie avanzate.
In un’economia in trasformazione, la sicurezza non si ottiene proteggendo le mansioni del passato, ma rendendo ogni persona capace di affrontare il futuro. Il diritto alla non obsolescenza è la nuova frontiera delle politiche sociali ed economiche, e i voucher formativi sono lo strumento più rapido e concreto per renderlo reale.
CHI SIAMO
I promotori
Adesso! è il movimento per far ripartire l’ascensore sociale: stipendi giusti, opportunità concrete e democrazia vera. Elaboriamo proposte per costruire un futuro umano, giusto, europeo e coraggioso.
Factanza è una media company nata per rivoluzionare il mondo dell’informazione, adattandolo al modo di comunicare delle nuove generazioni.
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Migliorare la condizione economica dei giovani italiani, riducendo la pressione fiscale e abolendo gli stage infiniti